I Palazzi Veneziani

Titolo: I Palazzi Veneziani
Autori: Paolo Marton, Alvise Zorzi
Editore: Magnus
Data pubblicazione:1989
Pagine: 532
Edizioni: Italiana | Inglese | Francese | Tedesco

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Il lavoro fotografico finalizzato all’illustrazione completa, interni ed esterni, di una settantina dei più celebri Palazzi di Venezia fu un’esperienza che seguì quella, più nota, delle Ville Venete. A differenza di queste i Palazzi furono affrontati, da un punto di vista fotografico, con una maggiore esperienza tecnica e nel complesso con una notevolmente migliorata maturità espressiva. Il progetto di affiancare i due grandi cicli architettonici era nato quasi naturalmente. All’inizio si era sottovalutata la grande mole di lavoro e le caratteristiche particolari della città per quanto riguarda logistica e possibilità di movimento che deve avere un fotografo, che si muove tra calli, campielli, ponti e canali. La pesante attrezzatura professionale era concentrata su due robusti carrelli metallici e trascinata anche per le scale degli antichi palazzi privi di montacarichi ed ascensori, come sui traballanti ponti dei vaporetti veneziani, con qualche disagio per i passeggeri.

Le inquadrature delle facciate dei Palazzi venivano scelte dopo un’attenta valutazione dei vari punti di vista dall’altro lato del canale, non sempre accessibile all’altezza desiderata. Una volta trovata l’inquadratura migliore possibile bisognava tornare sul luogo nelle migliori condizioni di luce e dopo aver ottenuto la libertà d’accesso nei punti prescelti, cose non sempre facili da ottenere.

Fotografare gli interni comportava il trasporto di un set di cavalletti, lampade a luce continua o flash, rotoli di cavi elettrici lunghi anche 80 metri. Dentro quelle vecchie sale gli impianti elettrici non erano quanto di meglio per cui dovevo spesso ricorrere a prese esterne per non far saltare per sovraccarico i vecchi impianti.

Particolarmente difficile si rivelò il servizio fotografico sul Palazzo Ducale. Ottenere i permessi per fotografarne gli interni in uno spazio orario al di fuori dei tempi riservati ai visitatori fu la prima grande lunga e difficile impresa. Per questo lavoro avevo a mia disposizione uno o più ragazzi, di solito studenti universitari, entusiasti di questo tipo di esperienza assolutamente unica. Senza turisti che disturbassero di continuo, erano liberi di vedere capolavori d’arte illuminati come non mai, enormi tele da Veronese a Tintoretto, antichi bronzi, loggiati ariosi e decorati, attraverso i quali si potevano avere sconosciute visioni della laguna. In un’occasione scendemmo nei famosi piombi. I corridoi bui, le celle disperate, le terribili inferiate, sotto l’effetto di una sapiente illuminazione, venivano ancor più messi in risalto in immagini particolarmente drammatiche. L’esperienza di muovermi con le mie luci per dare risalto e tridimensionalità a quelle vecchie inferriate, trascinandomi dietro metri e metri di pesante cavo fu un percorso per me esaltante. Dal quasi buio totale uscivano fasci di luce che proiettavano sulle pareti ombre sinistre, come in un film.

Nella lunga serie di interni fotografati ho visto capolavori d’ogni genere, ma anche pareti nude di arredi in stanze assolutamente vuote perchè lasciate tali da eredità contrastate. Alcuni palazzi, come Ca’ Rezzonico, Palazzo Grassi e Ca’ D’oro, sono diventati celebri sedi museali, altri come Ca’ Vendramin Calergi affascinanti sale da gioco preziose come scrigni, altri ancora come Palazzo Pisani Moretta prestigiose sedi di esclusive feste in costume settecentesco.

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